L’Italia può diventare una potenza nel riciclo delle batterie?
Da Caserta alla Sardegna, passando per nuovi progetti industriali e reti di raccolta: così potrebbe nascere una filiera italiana capace di recuperare le materie prime delle batterie del futuro.
Quando parliamo di batterie per auto elettriche pensiamo quasi sempre alla Cina.
CATL. BYD. Gigafactory asiatiche.
Litio, nichel e grafite provenienti dall’altra parte del mondo.
Eppure c’è un’altra partita, molto meno conosciuta, nella quale l’Italia potrebbe ritagliarsi un ruolo importante in Europa.
Non necessariamente producendo milioni di celle da zero.
Ma recuperando quelle che abbiamo già.
🇮🇹 Caserta: uno dei progetti italiani più avanzati
Partiamo dalla Campania.
A Carinaro, in provincia di Caserta, è nato un hub industriale sviluppato attraverso la collaborazione tra Reinova, A&C Ecotech e BTS & Saker.
Il progetto è stato pensato per gestire diverse fasi del ciclo delle batterie al litio, dalla valutazione iniziale fino al trattamento finalizzato al recupero dei materiali.
Uno degli aspetti che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda la black mass, la miscela ottenuta dopo il trattamento delle celle e dalla quale possono successivamente essere recuperati materiali strategici.
Parliamo di una miscela dalla quale, a seconda della chimica originaria, possono essere recuperati materiali come litio, nichel, cobalto, manganese e altri componenti utili alla filiera delle batterie.
Oggi non tutto il processo fino alla produzione finale della black mass avviene fisicamente a Carinaro.
La fase di separazione viene effettuata nel polo casertano, mentre la produzione della black mass viene attualmente completata presso un impianto in Polonia.
L’obiettivo industriale dichiarato è portare successivamente anche questa fase in Italia, completando maggiormente la filiera sul territorio nazionale.
È una distinzione importante perché permette di capire cosa è già operativo e cosa rappresenta invece il prossimo passaggio industriale.
🇮🇹 Sardegna: Portovesme e la partita della raffinazione
Spostiamoci in Sardegna.
A Portovesme si sta sviluppando un progetto strategicamente diverso.
Il progetto legato al litio e alla black mass è stato riconosciuto tra i progetti strategici europei nell’ambito del Critical Raw Materials Act.
Ed è proprio questa una delle fasi più importanti dell’intera catena.
Produrre black mass, infatti, non basta.
La miscela deve essere ulteriormente lavorata per separare e recuperare i singoli materiali.
Se l’Europa produce black mass ma poi deve spedirla in Asia per raffinarla, continua a perdere una parte fondamentale del valore industriale.
Portovesme potrebbe inserirsi proprio in questo anello strategico della filiera.
Il progetto prosegue, anche se nel 2026 sono emerse difficoltà normative e di mercato che ne stanno rallentando l’attuazione.
🇮🇹 MIDAC ed Enel X: second life e riciclo
Un’altra iniziativa italiana riguarda la collaborazione tra MIDAC ed Enel X.
L’obiettivo è sviluppare una filiera capace di integrare second life e riciclaggio delle batterie al litio.
Il principio è semplice ma molto importante: una batteria proveniente dalla mobilità non viene automaticamente distrutta.
Prima viene analizzata.
se tecnicamente possibile
MIDAC ha annunciato un programma di investimenti da 130 milioni di euro in sette anni per sviluppare in Italia attività legate alle batterie al litio.
♻️ Senza raccolta non esiste riciclo
Gli impianti industriali rappresentano però soltanto una parte del sistema.
Prima di riciclare una batteria bisogna:
Ed è qui che entrano in gioco i sistemi collettivi nazionali.
Tra questi opera Cobat RIPA, attivo sul territorio italiano nella raccolta, nel trattamento e nell’avvio al riciclo di pile e accumulatori, comprese batterie al litio industriali.
È un elemento fondamentale della filiera.
Senza una rete efficiente di raccolta, anche il miglior impianto di riciclaggio rimane senza materia prima.
🔋 Perché tutto questo è strategico per l’Italia
L’Italia non dispone oggi di enormi miniere di litio, nichel o cobalto capaci di alimentare autonomamente una grande industria delle batterie.
Ma nei prossimi anni avremo quantità crescenti di questi materiali già presenti all’interno di prodotti che utilizziamo ogni giorno.
Quando questi prodotti arriveranno a fine vita, i materiali contenuti nelle batterie non saranno scomparsi.
Saranno ancora lì.
🇪🇺 La strategia europea
L’Unione Europea sta cercando di ridurre progressivamente la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche.
Parallelamente ha introdotto obiettivi sempre più severi sul recupero dei materiali delle batterie.
Obiettivi di recupero entro il 2027
Entro il 2031 gli obiettivi europei aumenteranno ulteriormente.
🇮🇹 L’occasione italiana
Carinaro.
Portovesme.
Il progetto MIDAC–Enel X.
Le reti nazionali di raccolta e trattamento.
Sono tasselli differenti di una stessa possibile filiera.
A quel punto l’Italia non sarebbe semplicemente il Paese che smaltisce batterie vecchie.
Potrebbe diventare uno dei Paesi europei capaci di recuperare le materie prime delle batterie future.
Ed è una differenza enorme.
Perché nella nuova industria dell’auto elettrica non conterà soltanto chi saprà costruire l’automobile migliore.
Conterà anche chi controllerà le batterie, i materiali e il loro riciclo.🔥 L’Italia riuscirà a trasformare questi progetti in una vera filiera industriale nazionale?


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